E' tutto un susseguirsi di immagini, video, interviste, sorrisi e dichiarazioni.
L'entusiasmo per la nuova avventura.La voglia di riportare la Sampdoria dove merita.
L'emozione per la nuova maglia. Il progetto tecnico. I tifosi.
La città. Tutto giusto. Tutto normale. Quello che però inevitabilmente colpisce e fa discutere dalle parti di Pescara è il confronto con ciò che è accaduto soltanto poche settimane fa. Perché il problema non è la Sampdoria.
Il problema non è la scelta professionale.Il problema non è nemmeno il trasferimento.
Il problema è il contrasto enorme tra il rumore mediatico di oggi e il silenzio assoluto di ieri.
Perché dopo Padova qualcosa si è rotto.
Quella notte, con il rigore lasciato ad altri e con una promozione sfumata nel modo più doloroso possibile, rappresenta ancora oggi una ferita aperta per l'intero ambiente biancazzurro. Una ferita che divide ancora tifosi, addetti ai lavori e probabilmente anche lo spogliatoio stesso.
Ed è proprio da quella sera che il rapporto tra Insigne e Pescara sembra essersi improvvisamente interrotto.
Nessuna intervista.
Nessuna conferenza.
Nessuna spiegazione.
Nessuna presa di posizione pubblica.Nessuna parola rivolta a una città che lo aveva accolto come uno dei suoi figli calcistici più amati.Perché Pescara, è bene ricordarlo, non aveva accolto un giocatore qualsiasi.Aveva accolto il talento della Zemanlandia.
Il ragazzo che aveva fatto innamorare una città intera insieme a Immobile e Verratti.Aveva accolto un simbolo di uno dei periodi più belli della storia recente biancazzurra. E quella città lo aveva aspettato, lo aveva difeso.
Lo aveva applaudito. Lo aveva sostenuto anche nei momenti più complicati. Per questo motivo oggi il silenzio pesa.
Pesa molto più di una partenza. Pesa molto più di una firma con un'altra squadra. Perché i tifosi comprendono le esigenze del calcio moderno.
Capiscono i contratti. Capiscono le offerte. Capiscono le scelte professionali.
Quello che spesso non capiscono è l'assenza di una parola.
Una spiegazione. Un saluto. Un semplice grazie.
Invece niente.
Dal rigore di Padova in poi il nulla.
Poi improvvisamente arrivano Genova, i video social, le presentazioni, le telecamere, i microfoni e la disponibilità a raccontare il nuovo progetto.
Ed è inevitabile che qualcuno si chieda: perché tutto questo entusiasmo oggi e nessuna parola ieri?
Perché tutto questo desiderio di comunicare adesso e nessuna voglia di farlo quando una città intera chiedeva semplicemente di capire?
Forse non sarebbe cambiato nulla. Forse le polemiche sarebbero rimaste.
Forse la ferita sarebbe stata comunque aperta. Ma almeno sarebbe rimasto il rispetto del confronto.
Perché il calcio vive di risultati, ma vive anche di rapporti umani, di appartenenza e di rispetto reciproco.
E Pescara, piaccia o meno, meritava qualcosa di più del silenzio.
Meritava almeno una spiegazione dopo la notte più difficile della sua stagione.
Meritava almeno un saluto prima dei sorrisi e delle fotografie con una nuova maglia.
Perché le partenze fanno parte del calcio.
Il silenzio invece è una scelta.
E spesso le scelte, nel tempo, finiscono per raccontare molto più delle parole.
Molto più dei video. Molto più delle presentazioni.
E forse è proprio questo che oggi fa più male ai tifosi biancazzurri.
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