Altro appuntamento per i raagzzi della scuola calcio del Pescara, e questa volta hanno avuto modo di poter fare domande a Vincenzo Fiorillo e Fabian Pavone. Le parole del capitano biancazzurro: “In questo periodo abbiamo lavorato molto su “Zoom”, un’applicazione che grazie al mio preparatore abbiamo deciso di non rompere la nostra abitudine di allenarci alla stessa ora. Questo programma prevedeva 5 allenamenti settimanali, ci siamo allenati anche con altri calciatori della Serie B e C. La differenza la fa sempre chi allena e le competenze dell’allenatore, oltre la voglia che a noi non deve mancare, credo sia servito per avere una buona forma fisica in caso di ripartenza del campionato. Appena c’è stato lo stop anche per noi ci sono voluti un paio di giorni per poterci organizzare. All’inizio non è stato facile perché puoi fare solo allenamenti a circuito e attraverso acquisti online mi sono attrezzato con pesi ed attrezzi. Quali dovrebbero essere le caratteristiche di un capitano? Fare il capitano non è affatto facile, anche se in squadra ci sono persone più grandi di te. L’unica cosa che conta ed essere esemplare nel comportamento, a volte mi capita di relazionarmi con ragazzi di 20 anni. Cerco di essere un esempio positivo e le parole contano fino ad un certo punto per poi arrivare alle azioni pratiche, credo di esserci riuscito abbastanza bene mentre fuori dal campo la responsabilità è tanta perché possono capitare momenti non belli, bisogna essere bravi a saper comunicare con i tifosi e saper dire cose giuste ma soprattutto essere sincero e non dire cose costruite. Giocare senza tifosi sugli spalti è una delle cose più brutte di questo sport, perché perde tanto valore e quando giochi a porte chiuse è come se fosse un allenamento anche se la posta in palio è altro. Se si dovesse riprendere la decisione sarà quella, dispiace anche se il calcio a porte chiuse perderebbe tantissimo valore. Questo stop forzato, soprattutto per giocatori non giovanissimi, potrebbe creare qualche problema perché se un calciatore di 34-35 anni non si allena costantemente perde non solo fisicamente ma anche mentalmente in una fase di relax, mentre un ragazzo giovane tende a farsi passare la voglia per via di questo look down dentro non cullava più una grande passione. Nelle categorie inferiori il Coronavirus ha portate varie problematiche e mi auguro che la Serie A e la Serie B possano continuare anche per salvaguardare le categorie inferiori anche se non sono professionisti e dispiacerebbe se molte società morissero per questa pandemia. Sono contento di quello che sono riuscito a fare perché mi ha dato a tanto a livello di soddisfazione. Sono nato in un quartiere di Genova dove c’è un po' di povertà, ringrazierò per tutta la vita il calcio perché da ragazzo mi ha tolto da diverse compagnie e mi ha impegnato verso i 14-15 anni nel fare un’altra tipologia di vita. Quando sei giovane hai delle rinunce e non puoi fare una vita di vizi. Ci sono stati dei momenti in cui ho pensato di fare una vita tranquilla, dove le cose non andavano benissimo, per una categoria di persone ti vedono come una persona il guadagno non sbagli mai e all’essere sempre felice e contento ma non è così, l’emozione e la felicità che hai quando sei un bambino nel portare il tuo sogno in un lavoro. Non sono favorevole ad una ripresa imminente del campionato e degli allenamenti, perché lo vedo come un controsenso fare una partita di calcio e avere un distanziamento di 2 metri, una cosa che non riesco a concepirne. Il fatto di poter fare agli allenamenti è positivo perché possiamo uscire di casa. Non sono favorevole ad una ripresa con tempi forzati ed un calcio dove ogni 48 ore devi essere sottoposto a tamponi e, come hanno fatto alcune squadre, forzare gli allenamenti senza visite mediche. Il pensiero di dormire senza sapere come sta la persona con cui lavoro un po' mi preoccupa anche se nel mondo del calcio siamo monitorati. Penso che la fortuna arrivi fino ad un certo punto, credo che sia la componente fortuna che il talento sono utili ma la differenza la fa sempre la voglia di emergere. Ho visto ragazzi dai 18 ai 30 anni con del talento incredibile non sfruttato, e vedo che nella nuova generazione purtroppo ci sono tantissimi ragazzi che sono poco propensi al sacrificio, prima c’era molta cultura del sacrificio per poter arrivare a qualcosa di grande, mentre adesso ci sono scorciatoie per ogni cosa. Anch’io nella mia vita ho pensato di non arrivare a determinati obiettivi ma grazie alla determinazione e la voglia ti aiuta a vivere quei momenti con un’altra testa. Il portiere è uno dei grandi atleti che deve lavorare sulla mente, nell’arco dei 90 minuti cerchi di mantenere una concentrazione che ti distaccano da un errore.

Sezione: News / Data: Gio 07 maggio 2020 alle 15:54
Autore: Riccardo Camplone
vedi letture