“C'è molta tristezza nel vedere la sofferenza, la disperazione e l'incertezza di quello che accardrà, ma ho fiducia, la notte non dura per sempre, ha un tempo determinato, presto arriverà l'alba e tutto andrà meglio. Soffriremo la ripartenza, ma dovremmo avere il coraggio di andare avanti per metterci dietro questo momento, che ci servirà comunque per essere migliori”.

Esordisce così, nella diretta di Sportitalia dove ha parlato anche dello scudetto, il tecnico del Pescara Nicola Legrottaglie. Che ha fatto scalpore quando, l'8 marzo scorso, ha mandato in campo i suoi calciatori con delle mascherine protettive: “In squadra avevamo 13 persone influenzate, tra dirigenti, staff e giocatori, ed è una cosa che non ho mai visto succedere in una settimana: ecco perché mi sono esposto, c'era un rischio troppo grosso per una partita di calcio, volevo dare priorità alla vita. Non volevo fare il sapientone, semplicemente tutelare i miei ragazzi: però il tampone non lo hanno fatto a nessuno di noi, ci hanno detto che non c'erano gli elementi necessari. Forse si sarebbe dovuto controllare maggiormente la situazione, anche i calciatori che girano molto. Ma guardiamo avanti, la mia preghiera è che ora chi decide, e devono farlo in pochi, decida con delle priorità ben chiare, per il bene e il meglio della vita delle persone”.

E proprio sul campionato: “Mi fiderò di quello che i vertici decideranno, io lo accetterò. Ma se posso dire quello che penso, dico che bisogna stabilire quella lista di priorità. Se l'interesse è economico tutti vorranno ripartire entro giugno, e bisognerà stilare un certo piano, se invece il messaggio che si vuol mandare è di speranza, nel senso che si riparte perché si possa essere un modello, si può anche riniziare: la differenza la fa la motivazione. Se prevale l'economia, però, saremmo ricordati solo come il mondo dei soldi: questa è l'opportunità per dimostrare che invece nel calcio ci sono valori”.
Il mister va poi più nel dettaglio: “A maggio manca un mese e mezzo, e qui ancora si parla di decessi. Le persone avranno davvero voglia di vedere calcio? Se noi partiamo solo per l'economia, il calcio perderà interesse: alle persone, per far riemarginare le ferite, serve tempo, molto dipenderà da come chi ha sofferto si approccerà allo sport. Prima le persone devono acquisire di nuovo fiducia, a maggio non si può essere di aiuto a nessuno. Non solo, si dovrà tenere poi conto anche dell'aspetto psicologico dei giocatori, che non sono proprio esenti da tutto quello che succede: c'è chi ha perso amici, familiari, conoscenti, non c'è lo spirito giusto. I giocatori non sono macchine”.

E conclude con una nota sul tema calcio del giorno, quello del taglio di stipendi: "Io non avrei problemi a sospendermi lo stipendio, è un momento davvero troppo eccezionale, ed è giusto venirsi incontro. Se questo può essere di aiuto, non vedo perché non farlo".

Sezione: Primo Piano / Data: Sab 28 marzo 2020 alle 00:08
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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