Poche cose sono chiare. Innanzitutto: questomatrimonio non s’aveva da fare. Tra Sebastiani e Zeman erano volati gli stracci quando, all’indomani della finale persa a Bologna, il club ritenne opportuno confermare Oddo rimangiandosi la parola data al boemo. Tra lui e il presidente ci furono parole grosse, accuse e ripicche. E siccome le parole pesano, sono pietre e lasciano cicatrici, l’idea di tornare insieme è apparsa subito pessima. Non poteva funzionare perché era solo un matrimonio di interesse. La società aveva bisogno di un nome credibile per gestire l’agonia e lunga penosa di una retrocessione annunciata. L’allenatore, forse ha pensato che in fondo a settant’anni un ultimo (o penultimo) ingaggio importante era un’occasione. Tanto lui, in qualchemodo, ce l’avrebbe fatta.Ma i saggi dicono che non bisogna mai tornare nel posto in cui si è stati felici e ai saggi bisognerebbe dare retta. Chiaro, è anche che l’esonero non ha motivazione tecnica. La squadra era abbastanza anonima, lasciava a desiderare sul piano del gioco. Avrebbe potuto e dovuto fare qualcosa in più, ma era difficile pronosticarla tra le primissime. E qui le colpe si dividono. Perché da un lato è stato allestito un organico deludente (almeno rispetto alle altre retrocesse) e dall’altra il boemo, se fosse stato meno integralista, avrebbe potuto venire incontro più alle caratteristiche dei giocatori e meno alle proprie teorie. Molto meno chiaro è perché la recita sia durata così a lungo. Se è vero che Zeman si era dimesso il 1 settembre bastava accettarne le dimissioni. Se uno non cirede nella squadra è bene lasciarlo andare. E al limite, la conferenza stampa pre-Novara del boemo, aveva fornito al presidente un assist per l’esonero, facile come un gol a porta vuota. Ma un esonero a dicembre avrebbe significato dover scegliere un allenatore con ilmercato ancora aperto. Troppo rischioso. Ora tocca a Massimo Epifani e tutto sommato è una scelta sensata. Se sarà un traghettatore o qualcosa in più lo dirà il campo. Il ragazzo ha stoffa e è dotato di una qualità essenziale, visto il momento: il buonsenso. Certo, il salto dalla serie D è notevole. Per la prima volta si troverà a gestire professionisti di grande esperienza e personalità. Dovrà essere bravo ad apportare correzioni ascoltando il gruppo ma senza diventarne schiavo. Non è facile,ma si può fare.

Sezione: News / Data: Lun 05 marzo 2018 alle 16:30 / Fonte: Messaggero
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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