Dove può realmente posizionarsi questo Pescara? Al di là dei pittoreschi proclami della famiglia Baldini (father&son), i biancazzurri appaiono ben poca cosa e nessun tifoso oramai si illude più. Per il rendimento casalingo già sarebbero oltre metà classifica ed ultimamente hanno iniziato ad andare in apnea anche fuori dalle mura amiche, salvati spesso dal provvidenziale portiere Plizzari contro formazioni che gravitano nelle retrovie. Un girone di ritorno, poi, non certo da candidata alla promozione, rimesso in piedi appena da qualche guizzo. Insomma, a rigor di logica al massimo il quinto posto può essere alla portata di questo Pescara, nonostante un calendario finale tutto sommato favorevole e sarebbe grasso che cola, visto che Vis Pesaro, Arezzo e i cugini del Pineto non sono poi così distanti ed appaiono in una condizione nettamente migliore. Proprio l’Arezzo è il prossimo avversario di Brosco e compagni e all’andata sempre il solito Plizzari evitò una meritata sconfitta, quando incredibilmente il Pescara era ancora solitario in vetta. Altri tempi, ora sarà dura racimolare punti ed il rischio concreto è arrivare settimi, con probabile uscita anticipata nei playoff, decretando un fallimento totale per la sedicesima stagione della gestione Sebastiani. Ovviamente ci auguriamo di essere smentiti e che la regular season regali qualche altra soddisfazione ai tifosi biancazzurri, al di là delle sterili promesse (già sentite più volte) da parte dei giocatori. Che le cose non vadano al meglio, probabilmente anche nello spogliatoio, lo si evince dal nervosismo generale del gruppo. Da mister Baldini, che strapazza un giornalista colpevole di avergli fatto una domanda innocente (che lui ha interpretato come tendenziosa) ai vari Brosco, De Marco e per ultimo Pellacani, espulsi in fasi di gara non certamente concitate. Quest’ultimo si è beccato tre turni di squalifica per un fallo di reazione in area avversaria, cadendo scioccamente in una provocazione e la società, dopo aver sbraitato e paventato un complotto (Sebastiani è pure consigliere nella Lega di serie C), ha poi mestamente deciso che non era il caso di fare ricorso. Non sono segnali di poco conto, anzi appaiono una sorta di rabbia da frustrazione, per aver perso tutto il credito accumulato e per il concretizzarsi della prospettiva di terminare la stagione in modo assolutamente anonimo. Invece urgerebbe una decisa sterzata, per non far precipitare ulteriormente la depressione dei tifosi, che oramai in casa disertano gli spalti. Il presidente attribuisce al loro distacco il pessimo rendimento all’Adriatico, ma ovviamente la verità sta all’opposto: come pretendere un sold out entusiastico se si offrono spettacoli come quelli penosi di Sestri Levante? Un’altra spiegazione al tracollo nel rendimento di molti giocatori sta nelle continue voci di mercato che già piazzano i pezzi migliori al miglior offerente, in pratica Pescara diventa un predellino per altri palcoscenici più ambiziosi. Chi fa bene qui non matura, è solo di passaggio. Poi ci sarebbero le pendenze economiche, da appianare entro lunedì prossimo, nel silenzio della stampa locale: finora nessuna conferma del rimborso dei famigerati bond, nonostante le promesse di Sebastiani, e sarebbe il terzo slittamento. Di fronte a tutto questo la gara con l’Arezzo appare quasi un fastidio, quando invece dovrebbe rappresentare un momento per recuperare orgoglio e credibilità. Ne sarà capace la truppa malconcia di Silvio Baldini?
Autore: Andrea Genito
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