Domani arriva il Gubbio: tra emergenza, turnover e una classifica che Buscè preferisce non guardare, il Pescara è chiamato soprattutto a dare continuità a ciò che di buono finora si è visto soltanto a tratti.

Antonio Buscè non butta via Caravaggio. Anzi. Alla vigilia della sfida con il Gubbio, il tecnico del Pescara torna sulla sconfitta contro l'Atalanta U23 e offre una lettura piuttosto netta: per circa settanta minuti ha visto una squadra capace di disputare una grande partita contro un avversario importante. Poi il blackout, quello che secondo l'allenatore ha finito per cancellare tutto il resto. Ed è proprio da questa parola che vale la pena partire. Perché sulla prima parte dell'analisi di Buscè si può essere anche d'accordo: a Caravaggio il Pescara ha prodotto probabilmente la sua migliore fase di calcio delle ultime settimane, ha creato occasioni, ha colpito legni, ha trovato sulla propria strada un portiere avversario decisivo ed è riuscito finalmente a passare in vantaggio. Non è stata, insomma, una partita completamente negativa. Il problema è quello che è successo dopo.

BLACKOUT O QUALCOSA DI PIÙ?

Buscè sostiene che quanto accaduto dopo il vantaggio non debba ripetersi. Difficile contestarlo. Ma la questione che interessa maggiormente il Pescara è capire perché sia accaduto. Perché una squadra che per oltre un'ora riesce a mettere in difficoltà l'Atalanta U23 non può trasformarsi nel giro di pochi minuti in una squadra incapace di controllare la partita. È questo il passaggio sul quale bisogna lavorare. Definirlo blackout fotografa ciò che abbiamo visto, ma non ne spiega necessariamente la causa. Ed è proprio qui che torna il tema che abbiamo sollevato dopo il Ravenna e nuovamente dopo Caravaggio: il Pescara deve ancora costruire una propria continuità dentro la partita. Non basta giocare bene per sessanta o settanta minuti. Bisogna sapere cosa fare anche quando cambia l'inerzia, quando passi in vantaggio, quando l'avversario reagisce, quando devi rallentare, quando invece devi continuare ad attaccare e quando devi semplicemente soffrire. È lì che una squadra dimostra di essere diventata davvero squadra.

BUSCÈ NON ALZA LA VOCE

C'è poi un altro passaggio significativo nelle dichiarazioni dell'allenatore. Buscè racconta di aver parlato con i giocatori, che sarebbero consapevoli degli errori commessi, ma precisa di averlo fatto senza alzare i toni. Vuole mantenere serenità e continuare a lavorare sulle cose che non stanno funzionando. È una scelta e probabilmente è anche coerente con il momento. Il Pescara non ha bisogno di isteria alla quinta giornata: non servono processi, ultimatum o rivoluzioni. Serve però una reazione, perché dopo la vittoria all'esordio contro la Vis Pesaro sono arrivate la pesantissima sconfitta di Forlì, lo 0-0 interno con il Ravenna e il nuovo ko contro l'Atalanta U23. Risultati diversi, partite diverse e problemi diversi, ma ancora manca quella sensazione di continuità che dovrebbe accompagnare una squadra costruita per stare nelle zone importanti della classifica.

«MI METTO IN DISCUSSIONE TUTTI I GIORNI»

Buscè affronta inevitabilmente anche il tema della propria posizione. Sebastiani ha già fatto sapere che l'allenatore non è in discussione e ha ribadito di considerare forte l'organico costruito in estate. Buscè incassa la fiducia, ma aggiunge un concetto importante: si mette in discussione ogni giorno, anche quando le cose vanno bene. È probabilmente una delle frasi più interessanti della conferenza, perché nessuno può seriamente pensare che oggi il problema del Pescara si risolva semplicemente cambiando allenatore. Siamo a settembre, la squadra è stata completata da pochi giorni, gli infortuni sono numerosi e diversi nuovi giocatori devono ancora essere inseriti completamente. Ma mettersi in discussione significa anche chiedersi se ciò che si sta proponendo stia funzionando e soprattutto se possa funzionare meglio. Non è una questione di 4-3-3, 4-2-3-1 o numeri sulla lavagna: è una questione di identità, equilibrio e lettura dei momenti.

CONTRO IL GUBBIO CAMBI OBBLIGATI

Domani Buscè dovrà intervenire anche sugli uomini. Merola non recupera, mentre si ferma anche Guccione per un problema muscolare. Torna invece a disposizione Eletu, anche se inizialmente dovrebbe essere utilizzabile soprattutto a gara in corso. Restano indisponibili Pellacani, Letizia, Fiorillo e Altare. In più arriva il problema fisiologico del turno infrasettimanale: Buscè ha anticipato che qualcuno dovrà riposare, perché tre partite in una settimana impongono rotazioni e contro il Gubbio partirà chi, nelle valutazioni dello staff, potrà garantire maggiore autonomia. Questo significa che potremmo vedere un Pescara differente, ma proprio per questo sarà interessante capire se, cambiando gli interpreti, resterà riconoscibile l'idea. Perché una squadra deve mantenere la propria identità anche quando cambia qualche uomo.

LA CLASSIFICA? BUSCÈ NON VUOLE GUARDARLA

Anche qui il tecnico è molto chiaro: guardare oggi la classifica, sostiene, servirebbe soltanto a farsi del male. Il campionato è lungo e c'è ancora tantissimo da lavorare. Vero. A settembre una classifica non può diventare una sentenza, ma esiste anche l'altra faccia della medaglia. Il Pescara è stato costruito con ambizioni importanti e la società continua a considerare l'organico competitivo per le zone alte. Quindi oggi non bisogna essere ossessionati dalla classifica, ma nemmeno ignorarla. Perché i punti persi a settembre hanno esattamente lo stesso valore di quelli persi a marzo.

DOMANI NON SERVE SOLTANTO VINCERE

Naturalmente contro il Gubbio servono i tre punti. Sarebbe inutile nasconderlo. Ma forse, in questo momento, al Pescara serve anche qualcosa in più: serve vedere una squadra capace di restare dentro la stessa partita per novanta minuti, una reazione alle difficoltà senza perdere ordine, giocatori che sappiano cosa fare anche quando il piano iniziale non funziona e, soprattutto, bisogna cominciare a riconoscere il Pescara di Buscè. Il tecnico dice di aver visto a Caravaggio settanta minuti da grande squadra. Benissimo. Allora la sfida con il Gubbio diventa l'occasione perfetta per dimostrare che quei settanta minuti non sono stati un episodio. Perché il vero salto di qualità non consiste nel giocare bene una parte di gara: consiste nel rendere quel calcio ripetibile. Ed è esattamente questo che il Pescara deve cominciare a dimostrare.

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 15 settembre 2026 alle 14:54
Antonio Iannucci
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Antonio Iannucci coordinatore di cyber security presso Soc Eni insegnante cyber security presso accademy e master..scrivo canzoni libri per cazzeggio e fra un parto mi parte una radio online...