C'è un filo invisibile che lega l'inizio di agosto alla nostalgia pescarese più profonda. Se oggi il calcio estivo vive di prime sgambate e carichi di lavoro, per trovare l'alba del romanticismo moderno dobbiamo tornare indietro a un caldissimo inizio agosto del 1986.
A Pescara era appena arrivato un allenatore quasi sconosciuto, un giramondo d'origine napoletana ma cresciuto in Friuli, che girava per gli stabilimenti balneari della Riviera con la sigaretta sempre accesa, i capelli al vento e una filosofia che pareva pura follia per la categoria: Giovanni Galeone.
Un'estate di miracoli e rinascite
Quell'estate del 1986 era iniziata sotto i peggiori auspici, con la squadra retrocessa in Serie C. Poi, a fine luglio, il clamoroso ripescaggio in Serie B causato dai fallimenti di altre società. La dirigenza si trovò a dover allestire una squadra in fretta e furia, affidandosi alle idee rivoluzionarie di quel tecnico che predicava la zona pura, il fuorigioco altissimo e l'attacco a oltranza.
Durante il mese di agosto di quell'anno, proprio come oggi, la città respirava quell'aria tipica di attesa: una squadra di perfetti sconosciuti o scommesse da rigenerare – i vari Gasperini, Pagano, Loseto, Benini, e quel bomber implacabile che sarebbe diventato Stefano Rebonato – stava sudando nei primi test estivi, tra lo scetticismo generale della critica che dava il Pescara per spacciato.
La nascita dell'utopia balneare
In quei primi giorni di agosto, sui campi polverosi delle amichevoli, nessuno poteva immaginare che stava nascendo la squadra più spettacolare d'Italia. Galeone non cercava la solidità difensiva; cercava la bellezza. Nei bar di Pescara Vecchia e sotto gli ombrelloni si cominciava a mormorare di questo allenatore che chiedeva ai terzini di spingere come ali e ai centrocampisti di buttarsi nello spazio senza paura.
Fu proprio in quei caldi pomeriggi agostani che si cementò il legame viscerale tra una città di mare e una squadra che giocava a viso aperto, come se non ci fosse un domani. Quell'estate improvvisata si trasformò, pochi mesi dopo, nella leggendaria cavalcata trionfale verso la Serie A del 1987, con lo stadio Adriatico trasformato in una bolgia fissa da oltre 40.000 spettatori.
Il profumo del calcio di una volta
Ricordare oggi quell'agosto 1986 significa celebrare un calcio che non c'è più: un calcio fatto di ritiri veri, di radioline accese sotto il sole, di spensieratezza balneare e di sogni nati dal nulla. Agosto, per la storia del Pescara, rappresenta l'eterno inizio dell'illusione felice: il momento esatto in cui, prima che parlino i punti della classifica, ogni tifoso biancazzurro guardando il mare può legittimamente sognare che stia per nascere una nuova, meravigliosa follia calcistica.
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