Ma da un preoccupante meno uno. Mentre la pancia della tifoseria e la fredda analisi della classifica gridano la necessità di almeno 5-6 rinforzi pronti all'uso in tutti i reparti, il primo movimento ufficiale della società è stato invece un saluto. Quello di Niccolò Squizzato, ceduto a titolo definitivo all'Entella. Un giocatore che, pur non essendo stato trascinante, era un elemento di rotazione in un centrocampo già non sovrabbondante. Questa operazione, se da un lato libera un posto in rosa e forse qualche risorsa, dall'altro rappresenta il simbolo di un paradosso pericoloso: in un momento in cui dovremmo solo sommare qualità, siamo costretti a sottrarre per poter poi, forse, aggiungere.
Il motivo è noto a tutti e stride ancora di più se confrontato con l'operato di altre compagini impegnate nella lotta per non retrocedere. Mentre club come Spezia e Sampdoria sono già attivi sul mercato, il Delfino sembra muoversi con il freno a mano tirato dalla cronica ristrettezza economica. Non è un caso che i nomi più altisonanti accostati alla società come il ritorno dell’idolo Gaston Brugman o quello di Hamza Rafia vengano bollati dalle stesse fonti vicine al club come "sogni" o "ipotesi suggestive ma difficilmente praticabili", soprattutto a causa di ingaggi proibitivi. La dirigenza è costretta a navigare nel complicato mercato di gennaio, definito non a caso "quello delle occasioni e delle opportunità", ma con le tasche bucate.
Questa premessa finanziaria sta dettando una strategia che, agli occhi di molti, appare miope. La società sembra infatti concentrarsi su una folta lista di partenze che include nomi come Cangiano, Okwonkwo, Sgarbi e Vinciguerra prima di concretizzare gli arrivi. Una logica comprensibile per sfoltire una rosa ampia, ma rischiosa quando il tempo stringe e la classifica non ammette errori. Il rischio concreto è quello di trovarsi, nella frenetica settimana di chiusura del mercato, con diversi posti liberi in squadra ma con le casse ancora troppo vuote per puntare ai rinforzi di qualità necessari, ripiegando così su piani B o C di basso profilo.
Il nodo più delicato, tuttavia, resta il possibile esodo dei pochi gioielli rimasti. Su tutti, la spada di Damocle su Matteo Dagasso. Il talentuoso centrocampista è corteggiato da squadre di Serie A, e il presidente Sebastiani ha ammesso che in caso di "un'offerta irrinunciabile" il giocatore potrebbe lasciare Pescara. Perderlo significherebbe privarsi non solo del miglior elemento tecnico della rosa, ma anche inviare un segnale di resa al resto dello spogliatoio e alla piazza. Una cessione che, per quanto economicamente vantaggiosa, potrebbe suonare come il colpo di grazia alle ambizioni di salvezza. Inoltre la Salernitana ha messo nel proprio mirino la mezzala biancazzurra Meazzi, autore di gol decisivi nella prima parte di stagione. I primi contatti ci sarebbero già stati, sebbene la trattativa sia in una fase iniziale. Meazzi rappresenta esattamente il profilo che i granata cercano: un giocatore di Serie B rodato, concreto e dalla spiccata attitudine al gol. Perdere uno dei pochissimi elementi ad aver mantenuto una rendimento costante in questo disastroso avvio sarebbe un colpo durissimo per un centrocampo già povero di qualità e polmoni.Mentre si attende di capire se questo mercato sarà quello del miracolo o dell'ennesima delusione, un barlume di speranza arriva da chi ha deciso di restare a lottare. Gaetano Letizia, ha pubblicamente promesso ai tifosi: «Io ci credo molto. Resto a Pescara con l'obiettivo del raggiungimento della salvezza» Queste due vicende, la fascetta sbagliata e l'interesse reale, ci raccontano la stessa storia da due angolazioni diverse.
Da un lato, abbiamo la smania di trovare simboli e guide dove forse non ci sono, per costruire una narrazione di coesione che in campo fatica a materializzarsi. Dall'altro, ci scontriamo con la dura realtà del mercato: i giocatori che funzionano, anche in una squadra all'ultimo posto, attirano l'attenzione. E quando questa attenzione arriva da club che, nonostante le loro difficoltà, hanno spesso più appeal e mezzi finanziari di noi, il rischio di essere depredati diventa alto.
È il paradosso più crudele per chi guarda dall'ultimo posto in platea: vedi che le poche luci che si accendono sul palco attirano immediatamente gli addetti ai lavori degli altri teatri, pronti a portarle via. Nel frattempo, la tua regia sembra più preoccupata di definire i crediti degli attori che di scrivere un copione vincente per la seconda parte dello spettacolo.
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