Al netto degli episodi arbitrali—che ormai, alla luce dei precedenti, sembrano aver assunto i contorni di una consuetudine più che di una sfortunata eccezione—il Pescara esce dall’ultima trasferta con la sensazione amara di aver pagato ancora una volta problemi noti, irrisolti, all’interno però di una prestazione complessivamente positiva.
È questo il vero paradosso della serata: una squadra che gioca bene, interpreta la gara con intelligenza e disciplina, ma non riesce a trasformare il controllo in un vantaggio decisivo.
Un’ora di dominio tattico firmato Gorgone
Per circa 60 minuti, la squadra di Giorgio Gorgone è stata quasi padrona del campo. Il piano partita studiato dal tecnico è stato eseguito con grande puntualità: undici corto, ordinato, sempre compatto in fase di non possesso, capace di leggere le situazioni e di non farsi attrarre inutilmente dal possesso palla avversario.
Il Pescara ha lasciato sfogare il giro palla degli avversari, senza mai perdere equilibrio né concedere vere occasioni da rete. Una gestione lucida, fatta di distanze corrette, raddoppi puntuali e grande attenzione alle linee di passaggio.
Difesa solida e un portiere quasi inoperoso
Emblematico, in questo senso, il dato legato a Desplanches. Il portiere biancazzurro è stato chiamato a un lavoro inferiore rispetto alla media stagionale, segnale evidente di una fase difensiva che ha funzionato a dovere.
Poche conclusioni pulite concesse, zero situazioni di vero pericolo nel cuore dell’area e una sensazione costante di controllo, anche nei momenti in cui l’avversario provava ad alzare il ritmo.
Quando il piano funziona, ma non basta
Il problema, però, arriva quando il Pescara deve passare dalla gestione alla finalizzazione. Dopo aver colpito, o quantomeno aver dato l’impressione di poterlo fare, la squadra non è riuscita a chiudere la partita. Ed è qui che tornano a galla i limiti ormai conosciuti: poca cattiveria negli ultimi metri, scelte non sempre lucide e una certa difficoltà nel trasformare il predominio tattico in un vantaggio concreto.
In partite così equilibrate, soprattutto su campi complicati, lasciare aperto il risultato equivale a esporsi. E quando poi si aggiungono episodi sfavorevoli, il conto diventa salato.
Una base solida su cui costruire, ma servono passi avanti
La prestazione resta, ed è un elemento da cui ripartire. Il Pescara ha dimostrato di avere un’identità chiara, una struttura riconoscibile e un’organizzazione che regge anche contro avversari di livello. Tuttavia, il salto di qualità passa inevitabilmente dalla capacità di rendere il dominio sterile qualcosa di più.
Perché giocare bene è importante, ma nel calcio—soprattutto in questa categoria—non basta più. E il rischio è che partite come questa, positive nella forma ma negative nel risultato, continuino a lasciare più rimpianti che punti in classifica.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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