Lasciando perdere le super proprietà di Como, Palermo, Venezia, Udinese, Pisa, Sassuolo, sono tante le piazze della dimensione di Pescara che sono comunque passate di mano verso governance più solide. Addirittura il Frosinone, che ha pur sempre un certo Stirpe da anni al vertice, capace di far costruire uno stadio nuovo di zecca in una cittadina con meno di 50.000 residenti, è stato seriamente avvicinato dal fondo finanziario anglo-saudita che già controlla l'Ipswich Town nel Regno Unito e parliamo di una squadra che negli ultimi 20 anni ha una storia soprattutto confinata tra serie C e addirittura la vecchia C2. Chi non ricorda la ridicola telecronaca da Giulianova del "Frosinone culone" più volte riproposta dalla Gialappa's? Tanto di cappello, ovviamente, a Stirpe e ad una società che ha saputo diventare efficiente e attrattiva, ma possibile che a pochi km nessuno abbia provato a bussare alle porte di una piazza capace l'anno scorso di fare più volte sold out all'Adriatico e di portare migliaia di tifosi in trasferta, pur essendo ultima da inizio campionato? Una piazza che (una volta) aveva dimensione stabile in serie B, con vista sulla A e un impianto magari superato ma che nel 2009 ha ospitato i Giochi del Mediterraneo? "Credevo che avrei avuto la fila di pretendenti prima dell'estate", ha commentato un rammaricato Daniele Sebastiani, che da 18 anni mette all'asta la sua presidenza e puntualmente si ritrova sulla poltrona ad iscrivere il Pescara e a fare il mercato, con un budget da quarta serie. Niente, comprano la Reggiana, lo Spezia, il Vicenza, il Catania, perfino il Campobasso ma nessun tycoon straniero o imprenditore con l'abito sportivo che trovi interessante il Pescara. Addirittura scappano via i suoi soci, vedi Bankowsky. Ecco, al massimo Sebastiani ha potuto contare sul piccolo aiuto di Marco Verratti, anche se l'operazione è stata recentemente sanzionata per inadempienze normative e burocratiche, da quel Campedelli che fu travolto dal fallimento del Teramo o, notizia di questi giorni, da quel Massimo Ferrero che di fallimenti se ne deve intendere, eccome. Inutile elencare le società dove il discutibile manager è entrato, spesso portando più sogni che denari, e dove poi ne è uscito tra gli insulti dei tifosi. Dalla Sampdoria regalatagli dai Garrone alla Ternana. Insomma, possibile che a Pescara, una città non certo di periferia con una piazza capace ancora di riempire gli stadi, di esodi biblici come quelli di Bologna nel 1979, di avere un seguito praticamente regionale e trasversale, con un settore giovanile discreto e capace di lanciare ogni anno buoni prospetti, sia invece costretta a venderli subito questi ragazzini imberbi perchè il suo presidente non ha risorse e nessuno è disposto a rimpiazzarlo? Nessuno in 18 anni? Permetteteci, e non siamo i soli, di avere parecchi retropensieri e dubbi. Gli acquirenti potenziali ci sono in giro, senza scomodare gli indonesiani dal portafoglio infinito. Tanti fondi venture capital, magari per fini speculativi, si stanno avvicinando a società del pur malato calcio italico, proprio perchè si può ancora diventare proprietari senza spendere molto e poi fare bisuness attraverso il brand, merchandising, fan token e tutte le diavolerie anglofone che significano guadagnare sull'affetto dei tifosi. Tutto legale e accettabile, in cambio di investimenti che facciano lievitare il valore della squadra del cuore. Anche in Italia, vedi Renzo Rosso, c'è chi lo fa in provincia. Ma a Pescara no, non si riesce proprio. Evidentemente dal di fuori e forse dal di dentro della sua contabilità questa società non ha alcun appeal. Nessuno prende sul serio la Pescara calcio e non aiutano certo vicende come quelle dell'addetto stampa inviso ai tifosi e dimessosi dopo l'accusa di aver malmenato la mascotte Ciuffo. Sembra un copione da avanspettacolo più che un business plan degno di essere valutato. Certo, potrebbe andare peggio, vedi Taranto, Spal, Messina e Ternana, confinate in Eccellenza, ma forse per questo è in arrivo il viperetta.

Sezione: Primo Piano / Data: Ven 19 giugno 2026 alle 17:05 / Fonte: di Andrea Genito
Andrea Genito
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Andrea Genito
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Andrea Genito 60 anni suonati pure male, giornalista pubblicista dal 1997, ex di tante cose tra cui addetto stampa Bassano calcio, presidente Futsal San Vito e radiocronista Vicenza calcio ai tempi di Guidolin. Oggi semplicemente impiegato amministrativo.