Il Pescara chiude il precampionato nel modo peggiore possibile. La pesantissima sconfitta per 5-0 contro l’Avezzano, formazione di Eccellenza, supera i confini del normale incidente estivo e fa scattare un allarme a pochi giorni dall’esordio ufficiale contro la Sambenedettese.
Le gambe appesantite dalla preparazione, il turnover, le numerose assenze e l’impiego di diversi giovani aiutano a spiegare una parte della prestazione. Non possono, tuttavia, giustificare le dimensioni del risultato e la passività mostrata allo stadio dei Marsi. Una squadra costruita con l’ambizione di competere per il ritorno in Serie B non può accettare di subire cinque reti senza riuscire a produrre una reazione credibile.
Antonio Buscè aveva probabilmente già rivolto una parte della propria attenzione alla partita di Coppa Italia di Serie C, in programma domenica alle 21 all’Adriatico. Il tecnico ha quindi scelto una formazione sperimentale, preservando alcuni titolari e concedendo spazio ai ragazzi più giovani. Anche all’interno di questo contesto, però, il Pescara avrebbe dovuto mostrare maggiore compattezza, attenzione e orgoglio.
Le assenze pesano, ma non cancellano la figuraccia
La formazione biancazzurra si è presentata ad Avezzano fortemente rimaneggiata. Antonio Di Nardo è rimasto a Pescara ad allenarsi individualmente, in attesa che venga definito il suo futuro sul mercato. Una situazione delicata che priva Buscè del principale riferimento offensivo e mantiene aperto uno dei dossier più importanti dell’estate.
Non erano disponibili neppure gli infortunati Saio e Ujkaj, mentre Pellacani, Letizia, La Barba, Ferraris e Cangiano sono stati tenuti fuori perché non al meglio. L’allenatore ha così schierato numerosi giovani, alcuni ancora lontani dal possedere esperienza e condizione sufficienti per sostenere il peso della prima squadra.
Il divario visto sul terreno di gioco, però, non può essere ricondotto solamente agli interpreti. L’Avezzano ha giocato con intensità, organizzazione e determinazione, vincendo i duelli e sfruttando con precisione gli errori avversari. Il Pescara è invece apparso disordinato, vulnerabile e mentalmente assente.
La fragilità difensiva rappresenta il segnale più preoccupante. La squadra ha concesso spazi troppo ampi tra i reparti, non è riuscita a proteggere adeguatamente la propria area e ha mostrato ritardi nelle coperture. Quando la pressione iniziale veniva superata, l’Avezzano trovava campo per avanzare e creare pericoli.
Anche la reazione allo svantaggio è stata insufficiente. Non sono emerse né la capacità di rallentare la partita né quella di alzare l’aggressività. Più il risultato diventava pesante, più il Delfino sembrava perdere lucidità e distanze. È questo, prima ancora dei cinque gol, l’aspetto sul quale Buscè dovrà intervenire immediatamente.
Contro la Sambenedettese servirà un Pescara irriconoscibile
Il calendario non concede molto tempo per assorbire la sconfitta. Domenica arriverà all’Adriatico la Sambenedettese per il primo appuntamento ufficiale della stagione. Sarà necessario mostrare un atteggiamento completamente differente, indipendentemente dai giocatori scelti e dalle operazioni di mercato ancora da completare.
La Coppa Italia non rappresenterà soltanto una partita da vincere. Diventerà una verifica della capacità del gruppo di reagire dopo una delle peggiori prestazioni della preparazione. Il Pescara dovrà ritrovare compattezza, intensità e soprattutto rispetto per la maglia.
Un bagno di umiltà appare indispensabile. Le ambizioni di promozione non derivano dal nome del club o dal passato, ma devono essere sostenute quotidianamente dal lavoro e dalla disponibilità al sacrificio. La Serie C è una categoria nella quale organizzazione e agonismo possono annullare le differenze tecniche. La lezione ricevuta da una squadra di Eccellenza lo dimostra con particolare durezza.
Buscè dovrà recuperare alcuni elementi, ristabilire gerarchie più chiare e lavorare sulla protezione della difesa. Il ritorno dei titolari potrà aumentare qualità ed esperienza, ma non basterà se non cambierà l’atteggiamento collettivo. Ogni calciatore chiamato in causa dovrà dimostrare di avere compreso la gravità del passo falso.
La sconfitta riapre inevitabilmente anche le valutazioni sul mercato. Pasquale Foggia deve completare la rosa, risolvere il caso Di Nardo e liberare posti attraverso le cessioni. Servono giocatori funzionali al 4-2-3-1 di Buscè, ma anche elementi dotati della personalità necessaria per reggere la pressione di una piazza che pretende di lottare ai vertici.
Il 5-0 non deve diventare una condanna anticipata, ma sarebbe pericoloso considerarlo irrilevante. Il precampionato serve proprio a individuare le debolezze prima che inizino le partite che assegnano punti o qualificazioni. Ad Avezzano ne sono emerse troppe contemporaneamente.
Adesso il Pescara è chiamato a rispondere sul campo. Contro la Sambenedettese dovrà presentarsi una squadra più solida, concentrata e combattiva. Cancellare completamente una sconfitta del genere non sarà possibile, ma trasformarla in una scossa è l’unica strada per evitare che una figuraccia estiva diventi il primo sintomo di una crisi più profonda.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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