Dopo il pareggio con il Guidonia, la società sceglie ancora la continuità. Nessun cambio in panchina, almeno per il momento. Una decisione legittima, che però apre una questione ben più importante: se Buscè è ancora l'uomo giusto, allora bisogna metterlo nelle condizioni di dimostrarlo. E se la rosa è davvero competitiva, deve cominciare a dimostrarlo sul campo. Perché continuare a confermare un allenatore senza ottenere risposte rischia di trasformare la fiducia in un semplice rinvio del problema.

Antonio Buscè resta sulla panchina del Pescara. Dopo l'ennesima occasione sprecata contro il Guidonia, la società ha deciso di proseguire con il tecnico. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, la sua posizione non sarebbe attualmente a rischio, anche se dalla prossima partita contro l'Ostiamare ci si aspetta una risposta convincente, accompagnata soprattutto da una vittoria. È una scelta precisa, che merita rispetto. Ma è anche una scelta che impone una riflessione: continuare con Buscè significa credere nel suo lavoro oppure semplicemente non ritenere ancora arrivato il momento di cambiare? Perché tra le due cose esiste una differenza enorme. 

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La prima domanda, questa volta, non vogliamo rivolgerla all'allenatore. Vogliamo rivolgerla alla società. Se Sebastiani e Foggia ritengono che Buscè sia ancora la persona giusta per guidare questo Pescara, allora devono sostenerlo fino in fondo. Non soltanto attraverso una conferma che arriva dopo ogni risultato deludente, ma con una posizione chiara, con obiettivi precisi e soprattutto con la convinzione che il percorso intrapreso possa realmente portare da qualche parte. Perché la fiducia non può diventare una formula da ripetere il lunedì per poi rimettere tutto in discussione la domenica successiva. Se esiste un progetto, va difeso. Se invece la conferma serve soltanto a guadagnare un'altra settimana, allora non stiamo parlando di programmazione, ma di attesa.

E attenzione: non stiamo sostenendo che Buscè debba essere esonerato. Anzi, cambiare allenatore dopo nove giornate non garantirebbe assolutamente nulla. Il calcio è pieno di squadre che hanno cercato la soluzione più semplice, individuando nella panchina l'unico problema, salvo poi scoprire che le difficoltà erano molto più profonde. Ma proprio per questo la decisione della società deve avere un significato. Confermare Buscè non può voler dire lasciare tutto esattamente com'è. Perché se i risultati non arrivano, qualcosa evidentemente deve cambiare. E se non cambia l'allenatore, devono cambiare le risposte che arrivano dal campo.

Il pareggio contro il Guidonia rappresenta probabilmente la fotografia più evidente di questo momento. Il Pescara passa in vantaggio con Parigi, ha l'occasione per chiudere la partita con Merola e un minuto dopo viene raggiunto da Borghini. Un'altra vittoria sfumata, un'altra occasione per parlare di ciò che sarebbe potuto essere. Buscè, nel dopogara, ha riconosciuto le difficoltà della squadra nel gestire determinati momenti, parlando anche di un problema mentale. Ha sottolineato gli infortuni, le occasioni costruite e il fatto che il Pescara avrebbe meritato di più. Considerazioni comprensibili, alcune anche condivisibili. Ma che a questo punto non possono più rappresentare l'intera spiegazione. 

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Perché c'è una domanda che nessuno può continuare a evitare: se questo Pescara merita così spesso di più, perché raccoglie così poco? Non può essere sempre una coincidenza. Non può dipendere ogni settimana da un episodio, da un'occasione sbagliata, da un infortunio o da una disattenzione. Quando certe situazioni continuano a ripetersi, smettono di essere semplicemente episodi e diventano caratteristiche di una squadra. E se il problema è mentale, come sostiene Buscè, allora bisogna lavorare per risolverlo. Perché anche la gestione della pressione, dei vantaggi e dei momenti difficili fa parte della costruzione di una squadra vincente.

Ma sarebbe troppo comodo fermarsi all'allenatore. E qui entra in gioco la seconda grande responsabilità: quella dei giocatori. Questa rosa è stata presentata come competitiva, rinforzata attraverso il mercato e costruita con ambizioni importanti. Ci sono calciatori esperti, giovani di qualità, alternative nei diversi reparti e uomini che conoscono bene la categoria. Non possiamo continuare a considerarli tutti potenzialmente determinanti e poi assolverli ogni volta che la partita racconta qualcosa di diverso. A un certo punto la qualità deve diventare prestazione, la prestazione deve diventare continuità e la continuità deve trasformarsi in punti.

Prendiamo proprio il Guidonia. Buscè perde Sardo e Ferraris nel primo tempo, due giocatori importanti, e questo inevitabilmente modifica la partita. Ma il Pescara riesce comunque a passare in vantaggio. A quel punto non serve più discutere soltanto di chi manca. Serve capire perché una squadra che ha trovato il gol non riesca a proteggere il risultato. Serve chiedersi perché, sull'azione del pareggio, la difesa si faccia sorprendere in quel modo. Serve chiedere maggiore lucidità a chi ha l'occasione per segnare il 2-0. Gli allenatori preparano le partite. I giocatori devono anche saperle vincere. E su questo non possono esserci attenuanti infinite.

Poi c'è un terzo protagonista che non può restare fuori dalla discussione: la società. Perché confermare Buscè significa anche assumersi pubblicamente la responsabilità della scelta. Sebastiani e Foggia hanno deciso di proseguire. Bene. Ma allora bisogna evitare che ogni partita diventi un referendum sulla panchina. Un ambiente nel quale l'allenatore viene confermato il martedì e rimesso sotto esame la domenica difficilmente può trovare serenità. La società deve scegliere una direzione e sostenerla, senza naturalmente rinunciare a pretendere risultati. Fiducia e responsabilità non sono concetti opposti. Al contrario, dovrebbero camminare insieme.

C'è inoltre un dato che pesa più di tante discussioni tattiche: il Pescara non vince all'Adriatico dalla prima giornata, quando superò la Vis Pesaro. Da allora il proprio stadio non è più stato un fattore capace di trasformare le partite in punti pesanti. E questo, per una squadra che coltiva ambizioni importanti, è un problema enorme. Non perché vincere in casa sia un diritto, ma perché costruire una stagione di vertice senza continuità davanti al proprio pubblico diventa tremendamente complicato. La prossima partita contro l'Ostiamare, ancora all'Adriatico, assume quindi un significato che va ben oltre i tre punti. �

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Ed è proprio sull'Ostiamare che vogliamo soffermarci. Non ci piace l'idea che ogni partita venga presentata come l'ultima occasione per Buscè. Perché se la società ha deciso di confermarlo, dovrebbe farlo sulla base di una valutazione tecnica e non soltanto aspettando il prossimo risultato. Ma allo stesso tempo non possiamo ignorare che un'altra prestazione deludente renderebbe inevitabilmente ancora più difficile difendere questa scelta. Non è una contraddizione: è la conseguenza naturale di una stagione che, almeno finora, non sta rispettando le aspettative.

E allora forse il vero problema non è nemmeno stabilire oggi se Buscè debba restare oppure andare via. Il problema è capire che cosa si aspettino concretamente Sebastiani e Foggia da questo Pescara. Perché all'inizio della stagione si parlava di una squadra capace di competere per le prime posizioni. Oggi, dopo nove giornate, il dibattito sembra essersi spostato quasi esclusivamente sulla sopravvivenza dell'allenatore. È un cambiamento enorme, che rischia di farci perdere di vista la questione principale: gli obiettivi sportivi. Se le ambizioni non sono cambiate, allora devono cambiare i risultati. Se invece la società ritiene necessario ridimensionarle, dovrebbe avere il coraggio di dirlo chiaramente.

Non chiediamo promesse. Non chiediamo dichiarazioni rassicuranti dopo ogni pareggio. Non chiediamo nemmeno che qualcuno venga sacrificato per dare una risposta immediata alla delusione dei tifosi. Chiediamo coerenza. Se Buscè è l'allenatore giusto, lo si sostenga e gli si chieda di dimostrarlo. Se i giocatori sono quelli giusti, comincino a dimostrarlo. Se questa rosa è stata costruita per stare in alto, allora la società deve pretendere che si comporti come tale. Perché non si può continuare a parlare di ambizioni importanti e contemporaneamente considerare ogni risultato deludente come una conseguenza inevitabile delle difficoltà.

E c'è un ultimo aspetto che merita attenzione. I tifosi del Pescara non stanno chiedendo l'impossibile. Stanno chiedendo di vedere una squadra all'altezza delle aspettative che le sono state attribuite. I fischi dopo il Guidonia non sono necessariamente una sentenza contro Buscè. Sono soprattutto il segnale di una distanza crescente tra ciò che era stato immaginato e ciò che il campo sta restituendo. Buscè ha dichiarato di accettare critiche e contestazioni, chiedendo però equilibrio nei giudizi. È una richiesta legittima. Ma l'equilibrio deve valere anche quando si analizzano i risultati, senza trasformare ogni occasione mancata nella dimostrazione che tutto stia comunque funzionando. 

La società ha scelto. Buscè resta. E noi non abbiamo alcuna difficoltà a riconoscere che possa essere la decisione giusta. Ma da oggi quella conferma deve rappresentare un punto di partenza, non l'ennesimo modo per rimandare una discussione.

Perché il Pescara non ha bisogno di trovare un colpevole ogni settimana. Ha bisogno di trovare soluzioni. E soprattutto ha bisogno che chi prende le decisioni, chi prepara le partite e chi scende in campo cominci finalmente a muoversi nella stessa direzione.

Sebastiani ha scelto di confermare Buscè. Buscè deve dimostrare di meritare quella fiducia. I giocatori devono dimostrare di meritare le ambizioni costruite attorno a loro.

E la società deve assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie decisioni.

Basta alibi, dunque. Ma basta anche conferme che rischiano di diventare soltanto parole.

Perché la fiducia si concede. I risultati si conquistano. E il Pescara, adesso, ha bisogno soprattutto dei secondi.

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 13 ottobre 2026 alle 18:58
Antonio Iannucci
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Antonio Iannucci
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Antonio Iannucci coordinatore di cyber security presso Soc Eni insegnante cyber security presso accademy e master..scrivo canzoni libri per cazzeggio e fra un parto mi parte una radio online...